giovedì 14 gennaio 2010
Lo studio e il merito
Ho letto su un simpatico blog di una colta (da come scrive si intuisce) signora, credo, milanese (il cognome indica indubbie discendenze meneghine) un paio di post che si riferiscono allo studio (ed ai successi universitari) di sua figlia - a cui approfitto per fare i miei personali complimenti - ed ho preso spunto per una riflessione sull'argomento. Anzi, per la verità, gli argomenti sarebbero più di uno: i figli, il nostro rapporto con loro, l'università, la scuola, i docenti, lo studio, il merito. Ma io voglio concentrarmi su questi ultimi due facendoli diventare un solo argomento di riflessione. Si, perchè effettivamente spesso ci capita (a noi genitori) di essere molto superficiali sulla qualità dello studio dei nostri figli. Fermo restando che sono convinto che di studiare non si dovrebbe mai smettere (vd. la citazione di Gandhi che ho messo nella home page del blog) e, di conseguenza, non si dovrebbe mai smettere d'imparare. Ma oggi parliamo solo dello studio per così dire "classico" quello, cioè, che si fa (o si dovrebbe fare) tra i 5/6 e i 23/24 anni. In Italia nei primi anni '70, quando ero al liceo, era in voga il cosidetto 6 politico; per entrare all'università bastava iscriversi (non esistevano i test d'ammissione) e, una volta entrati, era sufficiente partecipare ad un gruppo di studio per avere la certezza di superare ogni esame. Questo era il panorama della cultura italiana in quegli anni. Poi si entrava nel mondo del lavoro grazie ad uno "sponsor" politico più o meno importante (il sogno dei miei coetanei di allora era di lavorare in banca. Se ci ripenso, ancora oggi, sento un senso di tristezza che mi pervade l'anima) e una buona fetta di vita era a posto. Con questa mentalità clientelare siamo andati avanti per parecchi decenni, fin quando una mattina qualcuno si è svegliato e ha detto:"ma non sarebbe meglio se ad essere premiati fossero gli studenti più meritevoli? Non sarebbe più giusto che chi si impegna, ha le capacità, la volontà, fa sacrifici e raggiunge, così, risultati brillanti venga premiato con un lavoro gratificante?" Detto così sembra un'ovvietà. In qualunque paese normale è un'ovvietà. In Italia no. In Italia, per qualcuno, suona come un insulto, per qualcun altro come un'eresia, per altri ancora come un dogma reazionario, forse addirittura anticostituzionale. Costituzionale è invece che i figli dei "baroni" occupino i posti studiati ad hoc dai loro padri (naturalmente dopo aver vinto "regolari" concorsi); costituzionale è che gente che non ha ne arte ne parte (ma segnalazioni in paradiso) lavori al cinema o in televisione scavalcando ragazzi e ragazze che si sono fatti il fondo studiando per anni all'Accademia di Arte Drammatica; costituzionale è che chi non vale niente lavori al posto di chi, invece, vale tanto; costituzionale è lasciar andare all'estero la maggior parte dei ricercatori italiani più meritevoli. E allora ecco che mi viene in mente la famosa meritocrazia. Magari ci fosse sul serio, magari chi studia e si applica veramente avesse la reale possibilità di lavorare (senza dover chiedere la "presentazione" di nessuno). Sarebbe sintomo di vera civiltà. Ma, sono convinto, sta a noi genitori iniziare realmente questa "rivoluzione", farci un profondo esame di coscienza e fare in modo che i nostri figli, se hanno le capacità, siano studenti d'eccellenza. Altrimenti, senza vergogna e falsi pudori, per il loro stesso bene, mandiamoli ad imparare un mestiere utile. Ed anche in questo caso mi viene in mente un bellissimo proverbio cinese:"non esistono lavori stupidi, ma uomini stupidi". Ed è proprio così, mi è capitato, a volte, di imparare di più da uno scaricatore del porto di Genova che da un avvocato, o da un direttore di banca (per fare solo due esempi).
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Arrrrfff ...Vuoi un morso? "Colta Signora Milanese" non me l'aveva MAI detto nessuno!!! Aggiungici pure: "Elegante, raffinata, ingioiellata, snob quel tanto che basta per rendersi interessante, frequentatrice di salotti dell'alta società, nel pieno splendore della maturità" e avrai un perfetto ritratto del mio esatto contrario.
RispondiEliminaNon sono colta, l'appellativo di "signora" mi infastidisce, e qui da noi i milanesi li abbiamo sempre chiamati "gialdoni", o più semplicemente "gialli". Da quando hanno cominciato a farsi le lampade per mascherare la brutta cera causata dalla mefitica aria meneghina sono stati esonerati dalla nomina di gialdoni, ma non dal sospetto che se la tirino.
Ho capito, volevi vendicarti!!
Innanzitutto sappi che quando ho letto la descrizione di quella che secondo te dovrebbe essere Fuma sono scoppiata a ridere, quando poi ho letto il suo commento, la risata è diventata fragorosa! La Fumagalli è senz'altro una persona preparata e scrive divinamente, ma è l'esatto opposto della sciura milanese. Ha un caratterino non da niente e te ne accorgerai leggendo i suoi post ed i suoi commenti, ma è schietta e leale.
RispondiEliminaE adesso veniamo all'argomento figli e scuola, entrambi mi coinvolgono perchè sono madre e sono stata insegnante. Alla base dell'educazione che mi è stata impartita c'è stato principalmente il senso del dovere, e non farai fatica a credermi visto che ti ho già detto che mio padre era un militare! Stessissima cosa ho fatto con mio figlio, e gli ho sempre detto che proprio perchè nella società italiana molti si sistemavano grazie alle raccomandazioni, non frequentando noi politici o persone comunque influenti, l'unica possibilità che aveva per inserirsi nel mondo del lavoro era quella di essere preparato il più possibile. Perchè ciò avvenisse io e mio marito abbiamo fatto dei sacrifici investendo appunto sulla sua preparazione, permettendogli di frequentare un master prestigioso, e pertanto molto costoso, dopo la laurea. Noi abbiamo la grandissima soddisfazione, e Francesco ancora più di noi, di aver visto nostro figlio essere selezionato e scelto per le sue qualità e capacità e nient'altro. Ti dirò che, e questo ci fa sempre ridere ogni volta che ne parliamo, i suoi colleghi più anziani non vogliono credere che sia stato assunto senza raccomandazioni, perchè per loro stessa ammissione si trovano a lavorare lì solo grazie ad opportuna segnalazione politica! Ma a quanto pare, e per fortuna, ultimamente avevano deciso di fare delle accurate selezioni senza sbandierare precedentemente ai politici che avevano necessità di assumere qualche unità. Se appena appena qualche segreteria politica l'avesse saputo, addio!
Ciao Ornella,
RispondiEliminaquindi sei pienamente d'accordo con me: il merito deve contare.
Complimenti per tuo figlio.
P.S. : lungi da me voler accumunare Silvia con una snob signora milanese. Il termine "signora" l'ho usato, semplicemente, per educazione.
Un saluto a tutte e due
Enrico
Gliel'ho già detto io che tu, da buon ufficiale di marina, tieni molto all'etichetta. E di questi tempi un po' di etichetta non può che far bene! Ad essere educati e rispettosi non si sbaglia mai, e Silvia ,sono sicura, più che contrariata era stupita e divertita.
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